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Posted by de_bonis Published 4:40 pm

Le vedute dipinte da Emilio de Bonis, reali o immaginarie, ancora rivisitazioni di grandi momenti della storia e in particolare della storia delle religioni, sono intrisi di un’emotività intensa. L’artista lavora con segni densi e decisi, in cui si inserisce la costruzione di dettagli, che si propongono quali attimi di sosta nel turbinio emotivo che anima la composizione. E’ il sentimento che dà accenti tonali alla sua tavolozza, nutrendosi di quei suggerimenti propri della pittura nordica che da Turner a Bocklin ha fatto del paesaggio la trasposizione di una complessa condizione del vivere. La luce si mantiene livida e cupa, a sostegno di quel messaggio di abbandono e malinconia che l’artista intende trasmettere. L’attenzione è captata dall’espressività di questi paesaggi, dalla forza dei loro cromatismi, e coinvolta spiritualmente dalla ricerca interiore che sottostà a questa bella pittura.

Paolo Levi

 

 “La Figurazione in de Bonis si trasforma in Emozione. Una pittura che si fa portavoce di sentimenti profondi. Quei sentimenti che provengono direttamente dall’ Anima. Quella di Emilio de Bonis è una sorta di Rappresentazione Ideale in cui il Significato persa la sua valenza prettamente linguistica, assume i tratti non propri di un Significante che riporta alla luce Emozioni “altre” da quelle immediatamente percepibili. La luminosità sovrasta le tenebre. I colori tetri di alcune sue opere finiscono per annullarsi in funzione di una luce “salvatrice”. Le sue opere raggiungono la dimensione del “diversamente detto” tipica solo dei Grandi Maestri”. “Un mondo ideale quello che viene descritto. Un mondo in cui è ancora lecito sognare. Un mondo che abbandonati i canoni classici di classificazione “economica” si fa portavoce di valori e sentimenti “altri”.

Salvatore Russo
 

 
 In Emilio de Bonis l’urgenza a significare in colori e pennelate suoi, in geometrie rinnovate, molto poco scolastiche, è un’urgenza dell’anima. Anima criticamente intesa come urgente bisogno di dare materia e far esistere quel mondo spirituale che l’artista sente come sua esigenza primaria, che esprime come sua narrazione di desideri, invocanzioni, preghiere che eleva a giustificazioni antropologiche. Spicca tra le sue opere il difficilissimo bianco, che deve rendere la neve presenza prospettica e profonda, annullando ogni monotonia anzi esaltandola. Credo che questo sia il valore più sorprendente: la tecnica che, raffinata dal restauro, procede a pennellate piccolissime, minute, a dare insiemi di miniature, ma anche, assoggettata, a incidere a pennellate decise i colori trovati da quella difficilissima arte che è conoscere l’ingrediente minimo senza il quale non si è creativi padroni del proprio strumento, nel nostro caso del colore su tela, quel colore preciso e non uno che assomiglia, quel tratto preciso e nessun altro.

Lidia Ferrara

 

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