Le vedute dipinte da Emilio de Bonis, reali o immaginarie, ancora rivisitazioni di grandi momenti della storia e in particolare della storia delle religioni, sono intrisi di un’emotività intensa. L’artista lavora con segni densi e decisi, in cui si inserisce la costruzione di dettagli, che si propongono quali attimi di sosta nel turbinio emotivo che anima la composizione. E’ il sentimento che dà accenti tonali alla sua tavolozza, nutrendosi di quei suggerimenti propri della pittura nordica che da Turner a Bocklin ha fatto del paesaggio la trasposizione di una complessa condizione del vivere. La luce si mantiene livida e cupa, a sostegno di quel messaggio di abbandono e malinconia che l’artista intende trasmettere. L’attenzione è captata dall’espressività di questi paesaggi, dalla forza dei loro cromatismi, e coinvolta spiritualmente dalla ricerca interiore che sottostà a questa bella pittura. Paolo Levi
“La Figurazione in de Bonis si trasforma in Emozione. Una pittura che si fa portavoce di sentimenti profondi. Quei sentimenti che provengono direttamente dall’ Anima. Quella di Emilio de Bonis è una sorta di Rappresentazione Ideale in cui il Significato persa la sua valenza prettamente linguistica, assume i tratti non propri di un Significante che riporta alla luce Emozioni “altre” da quelle immediatamente percepibili. La luminosità sovrasta le tenebre. I colori tetri di alcune sue opere finiscono per annullarsi in funzione di una luce “salvatrice”. Le sue opere raggiungono la dimensione del “diversamente detto” tipica solo dei Grandi Maestri”. “Un mondo ideale quello che viene descritto. Un mondo in cui è ancora lecito sognare. Un mondo che abbandonati i canoni classici di classificazione “economica” si fa portavoce di valori e sentimenti “altri”.
Salvatore Russo Lidia Ferrara |

